A conferma dell’importanza, l’opera è stata ripubblicata in anni a noi più vicini, nel 1987, dalla stessa casa editrice Gallizzi, con un’introduzione di Giuseppina Fois (autrice anche di Storia della Brigata Sassari, Gallizzi 1981), e nel 2003 da «La Nuova Sardegna» come supplemento al quotidiano (in entrambi i casi senza più la prefazione di De Vecchi). Tra i vari lusinghieri giudizi, merita invece una particolare menzione quello di Brigaglia sull’«Unione Sarda» il 30 settembre 1988. Nei loro scritti, entrambi gli storici giustamente sottolineano le affinità tra questo libro e quello assai più famoso di Lussu (Un anno sull’altipiano). Scrive la Fois: «Sarà comunque Graziani, il fascista Graziani, l’unico tra tutti i memorialisti a descrivere per esteso e senza censure di sorta gli episodi più drammatici e “scandalosi” raccontati anche da Lussu. Non si può certo trovare in Graziani l’impostazione lucidamente antimilitaristica [...] di Un anno sull’Altipiano, eppure l’analogia tra i due libri, nella successione degli episodi e persino in una certa vena amaramente ironica che li attraversa entrambi, è a tratti impressionante». Questa osservazione della Fois aiuta in qualche modo anche a capire il forte legame che univa sul fronte Graziani e Lussu: come quell’amicizia fosse cementata da una sostanziale affinità e condivisione di valori. Fanterie sarde all’ombra del Tricolore è quindi un’opera assai pregevole per capire cosa significò quella terribile guerra e con quale spirito eroico e di sacrificio e quale amor di patria i sardi la combatterono (ma vi è evidenziata anche l’impreparazione degli alti comandi, spesso lontani dal comprendere le esigenze della truppa), oltre ad essere di piacevole lettura sotto il profilo squisitamente letterario («Questo libro è ben scritto — scrisse per primo giustamente De Vecchi concludendo la sua prefazione, in cui alterna opportune e condivisibili osservazioni a qualche sprazzo di retorica fascista — e si fa leggere più facilmente di un romanzo. […]. Leggetelo, e vi piacerà»). Ma forse Fanterie Sarde all’ombra del Tricolore è anche un utile strumento "psicologico" per tentare di cogliere più intimamente il suo autore e comprendere le sue successive "gesta guerriere". Forse le sue pagine non sono solo letteratura di guerra: mentre scrive, sembra infatti che Graziani davvero riviva (letteralmente, senza metafore) quella “sua” guerra, condivisa con i sassarini sia nelle trincee — invischiati nella infernale roulette quotidiana della morte, dove ogni attimo, ogni secondo vissuto, poteva essere anche l’ultimo —, sia nelle poche giornate di licenza in cui si tornava a godere e assaporare la vita (ma con lo stesso sentimento con cui si stava al fronte, con la consapevolezza cioè che poteva essere anche l’ultima volta): ore di libertà vissute intensamente, fino al midollo, durante le quali egli si dedicava con lo stesso ardore messo in battaglia, e con maggior successo — come si è detto sopra —, a conquistare altre trincee, i cuori femminili, cui poi doveva il soprannome che lo rese celebre sul fronte: «Scopa». Insomma, è azzardato dire che Alfredo Graziani finì per restare profondamente condizionato dalle esperienze vissute nella prima guerra mondiale (la vita in trincea come nelle ore di licenza), e che con le sue memorie, oltre che illustrare il contributo dei sardi della Brigata Sassari, intendesse anche soddisfare una propria esigenza dello spirito, forse colmare un personale e intimo vuoto? da Wikipedia : http://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Graziani
editore: Gallizzi - pagine: 394 con illustrazioni - anno: 1987 - Disponibilità: esaurito
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